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Fondazione Sorrento

La Processione nera di Sorrento

Tra le processioni che si snodano lungo le strade della Penisola Sorrentina e che si possono ammirare durante la Settimana Santa nella Terra delle Sirene, la più antica è sicuramente la cosiddetta “Processione nera” (dal colore degli abiti indossati dagli incappucciati che la animano) di Sorrento.
Essa vanta antichissime origini e si inserisce nel contesto di tradizioni che risalgono addirittura al XIV secolo.Già durante il 1300, infatti, la Città del Tasso era teatro di processioni devozionali che, con il trascorrere degli anni, hanno assunto la fisionomia oggi tramandataci.
Secondo le testimonianze tramandateci, infatti, già a quell’ epoca gli aderenti ad alcune confraternite laicali, il Giovedì Santo indossavano abiti scuri e cappucci e - illuminati dal solo bagliore di lumi e torce - si recavano simbolicamente in visita ai Sepolcri allestiti per ricordare l’ ultima cena del Cristo. Tra queste organizzazioni laicali, quella dedicata a San Catello – dalla quale trae origine la “Processione nera” di Sorrento – nel 1586 chiese di assere aggregata all’ Arciconfraternita della “Morte ed Orazione” che aveva sede presso la Chiesa di San Marcello a Roma.
Sull’ esempio della “casa madre”, quindi, si stabilì di dar vita alla processione del Venerdì Santo, destinata a prendere le mosse all’ imbrunire del Venerdì Santo ed a rievocare la passione di Gesù. In quella occasione – allora come oggi – i confratelli portavano in processione una Croce tra una lancia (che ricordava quella con la quale fu trapassato il costato di Gesù) ed una spugna (che ricordava quella che fu offerta a Gesù per dissetarlo).
A rendere ulteriormente suggestiva una atmosfera già capace di suscitare commozione, contribuiva il canto del “Miserere”. Nel corso dei secoli la processione si è man mano arricchita di valori simbolici anche grazie al trasporto della statua del Cristo Morto e della riproduzione degli oggetti che hanno caratterizzato gli ultimi momenti della sua vita. Al termine della processione gli incappucciati facevano ritorno nella propria chiesa e il Priore ordinava di spegnere i lumi. Dopo aver intonato il salmo del Miserere, i confratelli, si flagellavano il petto denudato con corde e scudisci, tra il pianto del popolo che, invocava il perdono dei propri peccati.
Tale cerimonia riprendeva quella di alcune confraternite, sorte nel XIII secolo, dette appunto dei "Battenti" o Confratum Frustigantium (come quella, oggi estinta, che aveva sede nella Chiesa di S. Antonino).In un manoscritto del 1650 è riportato che durante tutti i venerdì di Quaresima molta gente accorreva nella Chiesa di S. Catello per assistere allo scoprimento del simulacro del Cristo Morto, mentre, confratelli al canto dei Salmi penitenziali, si flagellavano. In seguito, verso il 1700, alla processione del venerdì sera incominciarono ad intervenire anche i frati del convento di S. Francesco, a quel tempo numerosi. Ad essi, in seguito, si unirono il Seminario, il Clero ed il Capitolo della Cattedrale. Fu durante questi anni che i confratelli della Morte cominciarono a portare in processione anche il simulacro della Madonna Addolorata. Poiché con l'andare del tempo la processione del Venerdì Santo aveva assunto per i Sorrentini grande importanza, quando vennero meno i monaci di San Francesco, perché espulsi dal convento per ordine del Re di Napoli, Giuseppe Bonaparte, nel 1806, i confratelli pensarono di invitare a parteciparvi anche persone estranee alla confraternita, invito che ancora oggi viene mantenuto.Oggi la processione del Venerdì Santo prende le mosse dalla Chiesa dei Servi di Maria (in via Sersale) che ospita anche la Confraternita di San Catello (restata priva di una propria sede in seguito all’ abbattimento dell’ antica chiesa dedicata allo stesso Santo).

 


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