Appartenuto ai Brancia, l' edificio storico, agli inizi del Settecento fu venduto alla famiglia Correale che gia' possedeva altri palazzi limitrofi. Per questo fu ribattezzato Casa Nuova.Imboccando Vico Sant’ Aniello (la stradina che sale alle spalle della statua di Torquato Tasso, sistemata nella piazza che porta, per l’ appunto, il nome del celebre poeta sorrentino e che alcuni conoscono anche come Vico Sopramonte) ci si imbatte in Palazzo Farina.L’ edificio, alla fine del 1600 apparteneva alla nobile famiglia dei Brancia, ma agli inizi del secolo successivo fu venduta alla famiglia Correale che possedeva già altri palazzi in zona (in particolare quello che si affaccia proprio su Piazza Tasso).
Questa particolarità fece sì che il palazzo cambiasse denominazione per essere indicato come “Casa nuova”.Originariamente la dimora signorile era caratterizzata dalla presenza di un portale di ingresso in piperno, con i cosiddetti zoccoli dello stesso materiale ed era sormontato da uno stemma dei Correale.
Questi particolari, attualmente, non esistono più, ma si può egualmente ammirare il profilo del portone marcato da una fascia in piperno e realizzato con arco a tutto sesto.Sebbene chiuso al pubblico, il palazzo conserva ancora alcuni particolari architettonici di sicuro interesse come il vestibolo, composto da tre spazi voltati a botte posti in sequenza.
Essi immettono in un cortile parzialmente chiuso dal quale partono diverse rampe di scale.Altre rampe di scale, invece, partono dalla zona scoperta dello stesso cortile.
Ed è lì che si possono apprezzare cartocci e cordoni di piperno.
Dopo aver patito le conseguenze di lunghi anni di incuria, la palazzina signorile è stata recentemente consolidata e ristrutturata, ma non è stato possibile porre rimedio ai danni procurati in epoche passate con un intervento di restauro più soddisfacente.Anche per questo edificio storico – così come per altri di Sorrento – esiste un piccolo “giallo”. E’ ignota, infatti, la ragione per cui, inizialmente, esso era conosciuto come Palazzo Farina.
E’ probabile, però, che oltre ad aver avuto una funzione residenziale, esso sia stato parzialmente utilizzato come deposito, per l’ appunto, di farina, da cui la denominazione che, ancora oggi, si conserva e che desta tanta curiosità.
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Giovanni Vescera - 14/05/2013
Fotografo e scultore dal gusto molto sviluppato, gran bella mostra. Molto ben studiato e ...
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