Fino a circa trent’ anni fa, la notorietà dell’ isolotto del Vervece (che si trova a poca distanza dalla costa della Penisola Sorrentina), oltre che ad alcune leggende era fondamentalmente legata alla sua funzione di punto di riferimento per seguire la migliore rotta possibile negli spostamenti, via mare, tra Sorrento e Capri.
Non a caso il suo nome, probabilmente deriva dal latino Vervex (inteso come caprone, posto di fronte ed a guardia di Capri)
A partire dagli inizi degli anni ‘70, però, quello che appare come una sorta di grande scoglio posto ai confini del Golfo di Napoli, ha acquistato una fama di rilevanza internazionale.
A segnare il destino del Vervece fu un impresa che ha destato scalpore.
Il 28 settembre 1974, infatti, il celebre sub italiano, Enzo Maiorca riuscì a battere il record mondiale di immersione in apnea, arrivando ad una profondità di 87 metri sotto il livello del mare, proprio in prossimità del Vervece.
L’ impresa dell’ atleta di origini siciliane (che per rendere eterno il suo rapporto con l’ isolotto decise di chiamarsi Enzo Maria Vervece Majorca) è stata di quelle indimenticabili ed il suo record è rimasto a lungo imbattuto.
Ma la fama del Vervece, in ogni caso, proprio in seguito a quell’ evento, si è arricchita di nuovi elementi.
Proprio per espresso desiderio di Majorca, infatti, a dodici metri di profondità – un anno dopo - fu sistemata una statua di Santa Maria, dedicata a tutti i subacquei che hanno perso la vita in mare (prima in ceramica e, poi, in bronzo).
Divenuta, la Madonnina del Vervece la statua ha assunto ulteriori valori simbolici essendo considerata protettrice di chi lavora ed opera in mare.
Anche per questo, il piccolo isolotto si è ritrova al centro delle attenzioni di “mezzo mondo”.
Nel 1981, infatti, sulla parete emersa dello scoglio è stata sistemata una lapide sulla quale è scritto: “Al sub che perse la vita in mare”.
E’ stata la prima di una serie di targhe che i rappresentanti diplomatici di 22 nazioni (Argentina, Australia, Austria, Cipro, Costa d’ Avorio, Francia, Germania, Giappone,Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Liberia, Marocco, Nuova Zelanda, Perù, San Marino, Spagna, Stati Uniti d’ America, Sud Africa, Svizzera, Turchia, Venezuela), dell’ Istituto Tecnico Nautico “Nino Bixio” e dell’ Associazione Marinai d’ Italia e tanti parenti di sub scomparsi hanno, man mano voluto sistemare proprio su quello scoglio che oggi ha ormai conquistato il ruolo di punto di riferimento da utilizzare per seguire la rotta della speranza in un futuro migliore per i sub che non ci sono più.