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La feluca sorrentina - Artigianato marinaro sorrentino


Le difficolta' incontrate sul fronte dei collegamenti terrestri fino agli inizi dell' 800 fecero sviluppare, in Penisola Sorrentina, una fiorente attivita' cantieristica di tipo artigianale. Tra le imbarcazioni prodotte figurano anche le feluche i cui ultimi esemplari appartennero agli Aponte

Fino al 1834 – epoca in cui fu realizzata la strada statale che passa per punta Scutolo - i collegamenti terrestri con Sorrento e la Penisola Sorrentina erano particolarmente difficoltosi.

Le strade erano anguste e ripide perché si inerpicavano per le aspre montagne. Per questa ragione le vie del mare furono considerate privilegiate per assicurare il trasporto di persone e cose verso qualsiasi località.

Questa particolarità ha fatto fiorire una forma di artigianato di tipo cantieristico che non si è evoluto in espressioni industriali sia per l’ assenza di spazi adeguatamente ampi, sia per la scelta di non deturpare il magnifico panorama della Costiera con insediamenti che avrebbero potuto comportare gravi conseguenze sul paesaggio naturale.

Oltre ai celebri gozzi, gli artigiani sorrentini producevano anche le feluche. Esse erano piccole imbarcazioni particolarmente veloci – grazie ad una forma affusolata ed all’utilizzo di particolari vele latine - e utilizzate soprattutto per il trasporto di latticini, olio, carni, pesce, noci, agrumi, vino e manufatti di seta.

La loro eleganza era tale, però, che quando tra la fine del XVIII secolo e l’ inizio del 1800, iniziò l’ epoca del Grand Tour internazionale, le feluche si trasformarono in eleganti ed esclusivi mezzi di trasporto utilizzati da aristocratici, intellettuali ed artisti per spostarsi da Napoli a Sorrento e viceversa.


Pur essendo evidentemente prive di motori esse, in un solo giorno, riuscivano ad effettuare fino a quattro volte la traversata del Golfo di Napoli.


Nata, in ogni caso, in epoche relativamente recenti la Feluca, è pian piano scomparsa agli inizi del XX secolo.

Il tentativo di motorizzarle, infatti, risultò vano.

Tra gli ultimi a tentare una sperimentazione in questo senso furono gli armatori locali della celebre famiglia Aponte. Questi tra il 1902 ed il 1915 motorizzarono  feluche che hanno conservato un posto di riguardo nella storia della marineria sorrentina: la “Giovannina”, la “Palomba”ed il “Sant’ Agnello”.




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