Ispirata alla lavorazione di precisione, la produzione dei maestri artigiani sorrentini impegnati sul fronte della tarsia lignea è stata sempre improntata a tecniche rigorose che ha comportato l’ impiego di diversi generi di professionalità fin dall’ Ottocento, epoca del suo massimo splendore.
Al traforatore, ad esempio, è affidata la modellazione di tasselli di varie dimensioni destinati a comporre i disegni realizzati con l’ utilizzo di legni di varia tonalità o colorazione. Ad essi anticamente era affidato il maneggio di attrezzi soprannominati “caprette”. Grazie al loro utilizzo gli artigiani, con una mano, orientavano una mazzetta di tranciati già predisposti per essere traforati e, con l’ altra, determinavano il loro slittamento verso una sottile lama capace di seguire il disegno che si intendeva realizzare.
Oltre ai falegnami – dediti alla realizzazione dell’ ossatura di legno - il ciclo produttivo prevedeva l’ impiego di “ricacciatori” (ovvero di artigiani specializzati nel curare il perfezionamento dei disegni realizzati utilizzando i legnami, con il ricorso a piccoli tratteggi colmati con stucco nero e, più tardi, con l’ utilizzo di inchiostro di china) e di altri artigiani dediti alla cura di cerniere, serramenti e rivestimenti interni (per lo più in velluto).
Per la fase della verniciatura - originariamente effettuata utilizzando esclusivamente tampone e gomma lacca – a partire dal dopoguerra si sono dedicati anche i cosiddetti “lucidatori” impegnati nell’ utilizzo di vernici a spruzzo.
Prima di omologarsi ad altre produzioni, la tarsia lignea sorrentina si caratterizzò per l’ utilizzo della tecnica del mosaico.
Inizialmente questa veniva eseguita alternando tasselli quadrati di varia tonalità ed era impiegata per la realizzazione di disegni prevalentemente geometrici da utilizzare, per lo più come completamento di parti diversamente intarsiate.
Con il passare degli anni la produzione sorrentina – al pari di altre - ha subito metamorfosi, influenze ed evoluzioni di varia natura, anche per effetto dell’ utilizzo delle tecniche di incisione introdotte, a livello locale, da Arturo Guidi.
L’ esigenza di assicurare un sempre maggior numero di esemplari di rendere disponibili sul mercato dei souvenir (soprattutto a partire dagli anni ’60 del XX secolo), in qualche caso, ha finito con il compromettere la qualità degli oggetti realizzati in ambito locale, snaturandone, in parte, l’ originaria bellezza.
Attualmente – anche per effetto di meccanismi di selezione economica – si registra una decisa di inversione di tendenza. Abbandonate produzioni che sembravano avviarsi verso meccanismi pseudo-industriali, gli artigiani sorrentini, assai meno numerosi che in passato, si stanno di nuovo concentrando su produzioni sicuramente meno economiche, ma in grado di assicurare elevati standard qualitativi.