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I portali di Via Padre Reginaldo Giuliani a Sorrento


- L' antica strada sorrentina, in passato, fu al centro dell' intensa vita mondana dei nobili locali ed al centro di suggestive vicende

Corrispondente ad un antico cardine di epoca romana (era questo il nome delle strade che, anticamente si attribuiva alle strade orientate da nord a sud e che si incrociavano quasi perpendicolarmente con i cosiddetti “decumani”), Via Padre Reginaldo Giuliani, oggi, colpisce l’ attenzione dei visitatori per i colori dei tanti negozi che la rendono dinamica e vitale.

Anche questa strada, però – così come, ad esempio, si può dire per Via san Cesareo), in epoche passate conobbe particolare prestigio perché interamente abitata dalle famiglie più nobili e facoltose della Costiera.

In particolare ai numeri civici 16 (ex palazzo Fasulo) e 24 (palazzo Mastrogiudice – Sersale), così come al numero 23 (Palazzo Mastrogiudice) si possono apprezzare portali di epoca vicereale e/o barocca dai quali si accede in androni (non tutti aperti al pubblico) e, in alcuni casi, a cortili che hanno ospitato il migliore patriziato locale.

In qualche caso, purtroppo, le rilevanti presenze architettoniche, meriterebbero maggiore cura ed indispensabili restauri.
Tuttavia – specie se si considera la vicinanza al Sedil Dominova ed alla Chiesa sconsacrata di San Giovanni a Dominova che nel XVIII ospitò anche la prestigiosa, sebbene piccola, commenda sorrentina dei Cavalieri dell’ Ordine di Malta - non risulta difficile riuscire ad immaginare lo splendore di quella che oggi si presenta come una allegra e suggestiva stradina.

Eppure proprio alcuni dei palazzi che si ergono lungo questa stradina, per secoli hanno continuato ad affascinare l’ immaginario collettivo non solo perché abitate da famiglie facoltose, ma anche perché al centro di antiche e misteriose leggende.

Nel caso del Palazzo Mastrogiudice - alla fine dell’ Ottocento – si diceva che esso era stato abitato da una bellissima giovane, di nome Cornelia, appartenente alla famiglia Maramaldo. Questa (originaria della costiera amalfitana), dopo aver desiderato di imparare le arti magiche, finì con lo sposare l’ allora altrettanto giovane Paolo Mastrogiudice (proprietario del palazzo in questione).

Pur discendete da una nobile casata, però, il ragazzo – prima delle nozze - attraversava un periodo di assoluta indigenza che riuscì a superare solo grazie alla cospicua dote della moglie.
Il popolo, che conosceva la predisposizione di Cornelia per i rituali magici, per giustificare le mutate sorti finanziarie dei Mastrogiudice, anziché attribuire il giusto peso alla sua dote, preferì immaginarla come una fata capace di portare bene ovunque si recasse.




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