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Le grandi opere di Torquato Tasso


- La Gerusalemme Liberata, l' Armida, il Rinaldo ed il re Torrismondo sono solo alcune delle fatiche letterarie che hanno reso immortale il poeta nato a Sorrento nella seconda meta' del Cinquecento

La produzione letteraria di Torquato Tasso è così cospicua e voluminosa da rendere quasi impossibile una sintesi che possa essere considerata in grado di riassumere in maniera adeguata tutte le opere del grande poeta cinquecentesco.
Per questo, nel considerare l’ opportunità di proporre una breve trama dello scrittore nato a Sorrento si è dovuto tenere nella debita considerazione l’ esigenza di scegliere solo alcune delle sue fatiche letterarie più significative.

Gerusalemme Liberata
Pur essendo considerata come il più autentico capolavoro del Tasso, l’ opera fu motivo dei travagli letterari e religiosi che procurarono al poeta quelle gravi turbe di tipo psicologico che accompagnarono gli ultimi anni della sua vita.
Il poema – come del resto lascia intendere lo stesso titolo – è ispirato alla prima crociata e prende le mosse dallo scontro previsto tra Tancredi (cavaliere crociato) ed un guerriero mussulmano per determinare le sorti della guerra.
Una serie di interventi diabolici (dei quali si fa interprete la maga Armida), alternati a eventi miracolosi, però, fanno sì che lo scontro non si limiti ad un singolo duello, ma degeneri in guerra a tutto campo che finisce con il coinvolgere i diavoli (evidentemente impegnati a fianco dei mussulmani) contro gli angeli (schierati con i cristiani).
Rinchiusi in un castello incantato da Armida, infatti, i più forti cavalieri crociati vengono liberati da Rinaldo (che in un primo momento era stato cacciato dall’ accampamento cristiano per avere ucciso un cavaliere che lo aveva offeso) e riescono a capovolgere le sorti di una battaglia che sembrava destinata ad essere perduta.
Grazie alla vittoria appena conseguita, Gofredo, decide di sferrare l’ attacco finale a Gerusalemme e, per questa ragione, ordina la costruzione di una torre che, però, viene incendiata – di notte – da Argante e Clorinda, amata da Tancredi.
Quest’ ultima non riesce ad entrare nelle mura della Città Santa e viene uccisa proprio da Tancredi che non l’ aveva riconosciuta e, per questo, decide di suicidarsi, ma viene salvato dalla stessa Clorinda che gli appare in sogno.

La costruzione della torre diventa, intanto, il nodo cruciale da sciogliere per la conquista di Gerusalemme. Ad impedirne il suo completamento sono gli incantesimi del mago Ismeno (che lancia nefandi incantesimi sui crociati e sul bosco che circonda la città) e la maga Armida che tiene prigioniero Rinaldo, considerato unico cavaliere in grado di riuscire nell’ impresa.
Goffredo, per liberarlo invia due cavalieri che, per l’ appunto, ottengono il risultato sperato. Una volta liberato Rinaldo spezza gli incantesimi di Ismeno e consente la presa della città Santa.
Iniziato nel 1559, il lavoro è stato soggetto a “mille” rielaborazioni.
Pubblicata nel 1581 per la prima volta, a Venezia, in forma integrale, La Gerusalemme Liberata è stata, successivamente modificata dal Tasso in più riprese, fino ad essere quasi riscritta dall’ autore che, desiderando esaltarne gli aspetti religiosi, eliminò tutte le scene amorose.
Così modificato il lavoro fu presentato con il titolo di Gerusalemme Conquistata.

Il Rinaldo
Con l’ opera ispirata ad un paladino facente parte della tradizione carolingia, Tasso dichiarò l’ intenzione di voler imitare autori classici (quali Omero e Virgilio) e “moderni” (in particolare Ariosto al quale fu idealmente contrapposto dalla critica del tempo), nel “cantare” imprese di armi e di amori.
Improntato, dunque, come romanzo cavalleresco, il lavoro fu iniziato dal poeta all’ età di 18 anni, mostrando scarsa originalità, ma anticipando, di fatto, alcuni aspetti ed alcuni temi che, con il trascorrere del tempo, poi, resero inconfondibile, l’ attività dell’ autore.

Aminta
Favola composta nel 1573, ma pubblicata nel 1580, l’ Aminta è un poema lirico, in cinque atti, dai toni drammatici. Considerata come superbo dramma pastorale, l’ opera viene considerata dai critici come il capolavoro giovanile del Tasso. E’ una particolarità questa sicuramente rilevante perché testimonia, in maniera inequivocabile, la spontaneità del poeta che – all’ epoca – non era ancora assillato dai dilemmi di tipo religioso e dai timori nutriti verso la Santa Inquisizione. Pieno di riferimenti alla vita di corte, il poema è da considerare come una incitazione a cogliere le gioie della vita.
In particolare il poeta esalta le peculiarità dell’ amore inteso come espressione di  una legge fondamentale che ispira la natura e, incidentalmente, come biasimo alle convenzioni create dagli esseri umani che nell’ imbrigliare la gioia istintiva di questo sentimento con i dettami dell'onore hanno finito con il fare coincidere gli stessi con il pudore. E con ciò hanno fatto nascere ipocrisie, gelosie e pregiudizi.

Re Torrismondo
Nata dal rifacimento della tragedia intitolata “Galealto re di Norvegia” (composta fino alla quarta scena tra il 1573 ed il 1574 e poi lasciata incompita), il re Torrismondo  anticipa le tragedie barocche.
Nell’ opera, naturalmente inserita in ambienti nordici, il sovrano, pur amandola, promette Alvida in sposa  all’ amico re di Svezia, Germondo. Scopertisi fratelli Torrismondo ed Alvida decidono di suicidarsi.

Per approfondimenti:  Torquato Tasso




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