+ 2007
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Sulle orme dei russi da Napoli a Salerno
Sulle orme dei russi da Napoli a SalernoSi ringraziano l'avvocato Antonino Cuomo e il dottor Francesco Simioli, per la preziosa collaborazione, il Museo Correale di Terranova di Sorrento e l'Azienda Autonoma di cura soggiorno e turismo dell'Isola di Capri per il materiale gentilmente fornito.
A partire dal XVIII secolo, con la moda del Grand Tour, l'Italia divenne una delle tappe obbligate del viaggio dei giovani aristocratici dell'Europa del nord che trascorrevano all'estero uno o due anni per completare la loro formazione culturale e conoscere i modi di vita degli altri paesi. Goethe, Byron, Stendhal sono solo alcuni dei nomi celebri che passarono per la Penisola e dalle esperienze dei loro soggiorni trassero pagine diventate poi dei classici della letteratura. Artisti e letterati che visitarono Roma, Firenze, Venezia, Napoli furono, come si può facilmente comprendere, innumerevoli: il clima mite, i colori della natura, i tesori artistici, la cordialità della gente hanno contribuito per secoli a fare dell'Italia un polo di attrazione irresistibile. Alcuni tra i più assidui frequentatori dei siti della penisola per tutto l'Ottocento e il Novecento provenivano dalla Russia.
Napoli costituiva la tappa più meridionale del tour dei viaggiatori russi. Il cielo partenopeo appariva così insolitamente azzurro e luminoso che, osservò Gogol', "non esistevano colori in grado di rappresentarlo". Il verde, la trasparenza dell'acqua, la visione notturna del cielo con le stelle cadenti e le scie delle comete, particolarmente frequenti ai primi del Novecento, catturavano i numerosi poeti e artisti russi di passaggio. Inesauribile fonte d'ispirazione fu anche il Vesuvio con i suoi bagliori, il fumo, i rivoli di lava che fuoriuscivano dal cratere. La presenza vulcanica percepibile un po' ovunque, nelle isole di Ischia e di Capri come a Baia, Pozzuoli e a Sorrento, e a tratti soverchiante e minacciosa, stimolava la creatività artistica. Karl Brjulov progettò a Napoli la sua celebre tela L'ultimo giorno di Pompei che realizzò a Roma e che rappresentò il vertice della pittura storicista russa. In Impressioni italiane la visita agli scavi di Pompei ed Ercolano servì come pretesto allo scrittore Vasilij Rozanov per un'appassionata meditazione sui sottili legami che univano la cultura classica a quella antico-russa.
Così scrive Pushkin, che non era mai stato in Italia, ma da poeta romantico qual era, subiva il fascino di una terra che era stata nel passato la culla del mito e dell'arte.
Chi conosce il paese dove il cielo splende di un incredibile azzurro, dove il mare dalle tiepide acque lambisce le antiche rovine dove lauri e cipressi sempreverdi crescono lussureggianti dove cantava Torquato il grande dove nell' oscurità notturna le onde adriatiche ripetono ancora i suoi versi dove Raffaello dipinse dove oggi lo scalpello di Canova rende vivo il marmo e Byron, martire eroico soffrì, amò e maledisse?
Ma anche il clima e il passaggio non erano elementi trascurabili nella scelta della meta di quanti lasciavano i rigidi inverni del loro paese: forse è questa la ragione della fitta presenza di russi nella costiera sorrentina e amalfitana.
Tra i pionieri del "turismo" russo in Campania ci fu il pittore Sil'vester Shchedrin. Giunse a Napoli nel 1818, con una borsa di studio dell' Accademia di Belle Arti di Pietroburgo e da allora non lasciò più l'Italia. Visse tra Roma, Napoli e la penisola sorrentina.AI Museo di San Martino di Napoli è possibile ammirare un suo paesaggio Marina Grande di Sorrento, mentre altre opere sono conservate a Mosca e a San Pietroburgo.
SiI'vester Shchedrin
Giunto a Napoli, Shchedrin si innamorò subito della natura, del mare, del paesaggio collinare e decise di restarvi. Andò a vivere in una casa di Santa Lucia da cui vedeva il mare e il Vesuvio, e a poco a poco si abituò alla vita napoletana, compresi il chiasso e la confusione che regnavano sotto le sue finestre di notte. Nelle lettere ai suoi amici in patria il pittore riporta le sue impressioni sulla Napoli del tempo, e sui napoletani, raccontando ironicamente delle sue passeggiate sul Vesuvio, le cui fumate erano allora frequenti e gettavano il panico tra i viaggiatori. Shchedrin amava recarsi fuori città, cercando a dorso d'asino gli scorci più interessanti da dipingere "luoghi dove nessuno prima d'ora ha messo piede". Il 3 luglio 1820 scrive da Castellammare "mentre lavoro sento un boato sotterraneo che si ripete spesso, forse il Vesuvio ha ospiti oggi che spostano le sedie, forse altri vulcani ubriachi". Alla fine dell'estate torna a Napoli a malincuore, nella speranza di ritornare in quei luoghi. In quel periodo fu testimone anche degli eventi politici che interessarono gli stati della penisola dopo il Congresso di Vienna del 1815 e vide per le strade la gente festeggiare la Costituzione che Ferdinando I aveva promesso di promulgare, ma che poi non concesse. Seguirono disordini e arresti e Shchedrin decise allora di tornare a Roma. Nel 1830 morì a Sorrento dove è sepolto nel locale cimitero.
Batjushkov
Nel 1544 a Sorrento nacque Torquato Tasso. A lui è dedicata la piazza principale della cittadina campana. Di Tasso sono note le sfortunate vicende della vita. L' inquietudine, l' incomprensione degli altri, le delusioni, gli insuccessi e l' esilio portarono il suo animo sensibile alla follia. Trascorse gli ultimi anni della sua esistenza in un ospedale che assomigliava in realtà più a un carcere che a una casa di cura. La fama che gli arrivò troppo tardi non servì ad alleviare le sue sofferenze: quando il papa decise la sua incoronazione in Campidoglio, Tasso era già gravemente ammalato e morì qualche tempo dopo.
Fu proprio il fascino che su di lui esercitava l'autore della Gerusalemme Liberata, che spinse più di due secoli dopo Batjushkov, autore di un' elegia sulla morte del Tasso, a visitare il luogo che aveva dato i natali all' infelice poeta. Batjushkov si interessava di letteratura italiana del Rinascimento e aveva maturato una vera passione per l'Italia, terra che conservava "tesori autenticamente classici che avevano sfidato i secoli". Batjushkov venne in Italia per una missione diplomatica a Napoli, sperando che il viaggio nella sua patria di elezione rigenerasse il suo spirito e che il clima mite giovasse alla sua salute.
Il lavoro di traduzione dei grandi scrittori del Bel Paese lo spinse a un tentativo di trasferire nella lingua poetica russa la musicalità dell' italiano. Nell' articolo "Ariosto e Tasso" del 1815 Batjushkov afferma: "La lingua italiana ha una bellezza particolare. L' italiano è una lingua flessibile, sonora, dolce, una lingua che si è sviluppata sotto il cielo sereno di Roma, di Napoli e della Sicilia, tra le tempeste politiche e presso la magnifica corte dei Medici, una lingua alla quale hanno dato forma grandi scrittori, eccellenti poeti, uomini di studi, pensatori politici - questa lingua ha la capacità di esprimersi in tutti gli aspetti e in tutte le forme".
A Napoli Batjushkov conosce Sil'vestr Shchedrin e lo ospita nel suo appartamento. I due scoprono subito di avere delle affinità. Sono entrambi idealisti, romantici e innamorati dell'Italia e della sua natura.
L'entusiasmo che accompagna Konstantin Nikolaevich durante il soggiorno nel golfo di Napoli è testimoniato da una lettera all' amico Zukovskij, anch' egli poeta, scritta il 1° agosto 1819 da Ischia.
"Inizio la mia lettera, come al solito, lamentandomi del fatto che tu mi hai completamente dimenticato, caro amico! lo scrivo continuamente a Turgenev, scrivo a tutti, talvolta (molto raramente!) ricevo lettere di risposta, ma con mio sommo dispiacere da parte tua non ho avuto neppure un rigo. Caro amico, pensi che sia facile essere dimenticato proprio da te? Lo stesso Turgenev scrive così poco e raramente che nei suoi geroglifici io vedo solo l'intenzione di dire: sono vivo, stammi bene, come io sto bene e dio sia con te! Qualche volta dimentica di parlarmi di te e scrive a me a Napoli di faccende che non mi interessano. Ma il mio cuore esulta quando ricevo sue notizie e il giorno in cui arrivano lettere dalla Russia è il migliore dei miei giorni. Dopo tutto questo pensi che sia giusto dimenticarti di me? Fammi sapere delle tue faccende: cosa hai iniziato, cosa stai per finire? E da qui io ti seguo, augurando successo al tuo talento, prosegui casi, solo una preghiera: non superarmi. Ma tu talvolta cammini come un gigante davanti a tutti, intanto io qui, caro amico, nel timore di dimenticare la lingua nativa, assolutamente privo di libri russi,a causa dei miei impegni non apro spesso quei due o tre che per caso ho portato con me. Ho l'impressione che morirò più come membro di un club inglese che dell' Accademia russa e che non avrò spazio nella rubrica biografica di "Vestnik Evropy" o "Russkij vestnik" per quanto mi possano apprezzare;perché non ho fatto nulla di particolarmente apprezzabile, né importante, né ineguagliabile. Devo parlarti un po' di me. Non sono a Napoli, ma sull' isola di Ischia, nei pressi di Napoli; faccio bagni e acque termali che sono più forti di quelli di Lipeck, bevo acqua minerale, respiro aria vulcanica, mangio fichi, prendo il sole, passeggio sotto le viti quando soffia lo scirocco e soprattutto godo la vista migliore del mondo: davanti a me in lontananza c'è Sorrento - la culla di quell' uomo al quale devo grandi emozioni della mia vita; poi il Vesuvio che di notte accende lievi bagliori come fiaccole; le alture di Napoli, coronate dai castelli; poi Cuma, dove viaggiò Enea o Virgilio; Baia, adesso triste, ma allora fiorente; Miseno, Pozzuoli e, all'orizzonte, le catene montuose che dividono la Campania dall'Abruzzo e dall'Apulia. La vista dalla mia terrazza non finisce qui: se volgo lo sguardo verso nord vedo Gaeta, le colline di Terracina e tutto il litorale che si estende fino a Roma e sparisce nell'azzurro del Tirreno. Dal monte di questa isola davanti a me quasi a toccarla, l' isola di Procida; al sud l' isola di Capri, dove visse il crudele Tlberio; l' isola di Ventotene al nord e l' isola di Ponza, dove secondo la leggenda abitava Circe. La notte il cielo si copre di luci straordinarie; la via Lattea qui appare diversa, molto più nitida. Dalla parte di Roma dal mare spunta una strana cometa, della quale non ci preoccupiamo molto. Questi scenari vanno al di là di ogni immaginazione. La natura è un grande poeta e io qui sono felice. Non riuscirò mai a trovare le parole per esprimere le sensazioni che mi attraversano l' animo davanti a tutto questo: ci vorrebbe il tuo talento. Ma i ricordi del passato danno a questi luoghi un fascino indescrivibile che conquista l'animo più ancora della bellezza stessa dei siti.
Batjushkov aveva un grande interesse per l'arte; non a caso nella sua poesia l' aspetto figurativo del mondo materiale esercitava un ruolo significativo. Lo affascinavano inoltre i drammi che avevano segnato la vita di grandi uomini, le delusioni d' amore, la solitudine, tutti motivi che ricorrono nelle sue creazioni poetiche. "Come Tasso amare e soffrire con tutto il cuore"- era diventato l' ideale della sua vita.
Quasi per un' ironia della sorte, la sua vicenda a poco a poco sembra ricalcare quella del Tasso, come se nel tentativo di imitarlo ne assorbisse la sfortuna. La sua salute inizia a "declinare inesorabilmente" e sono sempre più evidenti i sintomi della depressione. Batjushkov vive in modo ipocondriaco tutto ciò che gli succede attorno. Solo così si può spiegare la sua reazione alla apparizione nel 1821 su una rivista russa di versi pubblicati come suoi.
"...Bene. Ecco il risultato: da questo momento non scriverò più nulla e manterrò la parola", - scrive a Gnedich nell' agosto del 1821 da Teplica, dove si trova per sottoporsi a una cura. E poco dopo dà alle fiamme tutto ciò che aveva scritto in Italia. Inguaribilmente malato, il poeta trascorre a Vologda più di vent' anni, circondato dai suoi familiari.
Batjushkov morì nel 1855,dopo una vita durante la quale come il Tasso "aveva conosciuto la propria fine" (Vjazemskij).
Maksim Gorkij
Tra gli intellettuali russi che soggiornarono nel golfo di Napoli, Gorkij è forse il più noto. Sia perché il suo nome è legato alle vicende della rivoluzione russa, sia perché, con la sua presenza prima a Capri e poi a Sorrento, diventa un polo di attrazione per altre personalità che sono suoi ospiti o visitatori. Una celebre foto ritrae lo scrittore mentre su una terrazza a Capri gioca a scacchi con Lenin.
Aleksej Maksimovic Peshkov, detto Gorkij (che in russo significa "l' amaro"), nasce a Niznij Novgorod il 16 marzo 1868. Vive un' infanzia difficile: orfano di padre, in seguito viene abbandonato anche dalla madre che si risposa. Costretto a lavorare fin da bambino, vive tra i diseredati e gli scaricatori del Volga. Impara a scrivere dal cuoco di un vaporetto sul Volgadove faceva lo sguattero.
Divenuto noto come scrittore, entra in contatto con i gruppi marxisti e viene condannato al confino in Crimea, nonostante le molte proteste. Durante le manifestazioni antizariste del 1905 viene di nuovo arrestato e costretto a lasciare la Russia. Nel 1922 decide di stabilirsi a Sorrento, ma mantenendo sempre vivi i legami con la sua terra. Nel 1906 Gorkij si trasferisce a Capri, accompagnato dall'attrice Maria Andrejeva. I due provenivano dagli Stati Uniti, dove avevano avuto problemi per la loro unione non ufficiale. Lo scrittore risiede inizialmente presso "Villa Blaesus", di proprietà di Ettore Settanni, dimora che, nel 1908, ospiterà anche Lenin.
Nel 1909 Gorkij si trasferisce in una residenza più spaziosa, Villa Behering, spinto soprattutto dalla necessità di ospitare gli allievi e i professori della "Scuola rivoluzionaria" e la ribattezza "Casa Rossa" per il colore pompeiano delle pareti. La villa diventa anche per lo scrittore fonte d'ispirazione per la creazione di romanzi e drammi. Nel 1911 cambia ancora dimora, andando a vivere presso "Villa Pierina", elegante costruzione posizionata nel versante meridionale dell'isola, in Via Mulo. Anche in questo caso Gorkij creò all'interno della sua abitazione un centro di accoglienza per gli esuli russi, tra i quali ricordiamo: Ivan Bunin e Leonid Andreev. Durante il suo soggiorno a Capri scrive diversi romanzi: Estate, Confessione, La cittadina di Okurov, La spia, e La madre, pubblicato sull'isola nel 1908.All'Italia Gor'kij dedicò una serie di racconti dal titolo Racconti dall'Italia. A Capri si forma intorno allo scrittore una comunità di intellettuali russi che venivano a trovarlo da varie parti d' Europa: tra questi Lenin, Bogdanovich, Lunacharskij.
Nel 1913 con la fine del suo esilio, voluto dal governo imperiale, Gorkij lascia l'isola e fa ritorno in patria.
Nel 1922l ascia la Russia per stabilirsi a Sorrento, dove affitta la villa "Il Sorito", nei pressi di Capo di Massa, dove continua a ricevere di frequente amici russi. Nel 1928 rientra in Russia, torna altre due volte a Sorrento, e nel maggio 1931 rientra definitivamente a Mosca. AI primo Congresso degli scrittori sovietici (1934) legge la relazione introduttiva e riceve gli onori di maestro e fondatore della letteratura sovietica. Muore il 18giugno 1936.
Leonide Massine
Il 9 agosto 1895 a Mosca, da una famiglia di musicisti, nasce Leonid Mjasin, uno dei migliori coreografi del XX secolo. In Italia arriva in compagnia di Diagilev ed entrambi sono ospiti di Semenov, un ricco letterato che era anche editore e produttore di spettacoli. Massine rimane colpito dalla "città verticale" e decide di comprare il piccolo arcipelago di Li Galli, di fronte a Positano. Aveva intenzione di creare una scuola di ballo e un anfiteatro sul mare, ma solo il primo progetto andò a buon fine. Fu Massine a organizzare a Positano il Festival di danza che vide assegnare il primo premio a Rudolf Nureyev. Ancora oggi il primo sabato di settembre di ogni anno sulla spiaggia delle Sirene vengono premiate le stelle della danza internazionale. Dopo la morte di Massine, nel 1979, gli eredi vendono le isole di Li Galli a Nureyev che ne fa la sua residenza estiva.
Rudolf Nureyev
Una vita dedicata alla danza, quella di Rudolf Nureyev, l'artista che ha rivoluzionato il ruolo maschile nel balletto classico, ruolo fino ad allora messo in ombra da quello femminile che catalizzava l'attenzione del pubblico. Hanno creato per lui i migliori coreografi del mondo, fra i quali vanno annoverati Ashton, Roland Petit, Mac Millian, Bejart e Taylor.
Nato il 17 marzo 1938 su un treno in una regione del lago di Bajkal, durante un viaggio che la madre aveva intrapreso per raggiungere il marito a Vladivostock, Rudolf Hametovich Nureyev comincia a prendere lezioni di danza all'età di undici anni da un'anziana insegnante, la signora Udelcova,che aveva fatto parte dei leggendari "BalletsRusses" di Diagilev.
Nel giugno del 1961,entrato a far parte della prestigiosa scuola di ballo del Teatro Kirov di Leningrado,compie la prima tournée in Europa. La sua prima esibizione è a Parigi.
Là stringe subito amicizia con alcuni attori e ogni sera si attarda con loro, invece di rispettare l'orario di rientro in albergo come era stabilito per tutte le compagnie artistiche sovietiche che si esibivano all'estero. Nonostante i richiami dei responsabili della compagnia, Nureyev continua la sua vita libera a Parigi fino al 17 giugno. Quel giorno il corpo di ballo è in partenza per Londra, ma all'aeroporto di Parigi si verifica un episodio incredibile per quei tempi. Nureyev si vede consegnare un biglietto per Mosca con la motivazione di una importante serata di gala che richiede la sua presenza; gli assicurano che in seguito potrà raggiungere a Londra il resto della compagnia. Ma Rudolf ha la certezza che, se partisse, non solo non uscirebbe più dal suo Paese, ma sarebbe perseguito per atti omosessuali, in base a un articolo del codice penale sovietico. Durante la turnèè probabilmente il ballerino aveva avuto stretti contatti con artisti francesi degli ambienti gay. Rischiava quindi la prigione. Il giorno della partenza, proprio nell'aeroporto La Burgè, Nureyev rinuncia a tornare in patria e chiede asilo politico alla Francia. Aveva allora 23 anni e in tasca gli rimanevano solo 36 franchi.
Dopo pochi giorni, il 23 giugno, ha una parte nella Bella addonnentata di Chajkovskij. Nel 1962 è invitato a Londra da Margot Fonteyn del Royal Ballet. Probabilmente la coraggiosa decisione di non ritornare in patria nel 1961 è stata l'occasione che gli ha dato l'opportunità di diventare una stella della danza. Con il suo ingresso nel Balletto Reale di Londra Nureyev conquista presto migliaia di fan in tutta Europa.
Nella sua carriera il ballerino ha interpretato decine di ruoli, sia classici che moderni, sempre con enormi potenzialità tecniche e una straordinaria capacità di immedesimazione. Ciò significa che, al pari dei cantanti lirici che per essere tali a tutti gli effetti non devono limitarsi a saper cantare, con lui il danzatore è diventato un interprete, capace di coinvolgere il pubblico e trascinarlo nel vortice delle storie raccontate in musica dai grandi compositori.
Tratto da Sulle orme dei russi da Napoli a Salerno - Sigma Libri