Leggenda e miracolo a Sorrento, si fondono frequentemente ed in particolare nella storia ricordata a proposito della Chiesa dei Santi Felice e Baccolo (nota anche come Chiesa dell’Arciconfraternita del Rosario).
A proposito della nascita dell’edificio di culto che, sia pure per un breve periodo, fu considerata Chiesa Cattedrale di Sorrento (attorno al 1200), ad esempio, si tramandano leggende che al sacro uniscono il profano.
Secondo antichi racconti popolari, infatti, a volere l’ edificazione di questo edificio di culto fu il Duca Sergio attorno al 1100 (epoca in cui la Terra delle Sirene godeva di una sua indipendenza).
Questi – sempre secondo versioni favolose – una sera si trovò a passare vicino ai resti di quello che si crede possa essere stato un antico Tempio di Giove (da qualcuno anche individuato come Pantheon) e fu protagonista di un episodio agghiacciante.
All’ improvviso, dopo essere stato colpito da un chiarore fluorescente che misteriosamente si sprigionava dall’ edificio abbandonato, il signore di Sorrento fu accerchiato da diverse splendide ragazze che, vestite di bianco, iniziarono a danzare.
Alla piacevole sensazione provata in un primo momento, sopravvenne un senso di sgomento. Le meravigliose giovani, infatti, nel dar vita ad una sorta di “girotondo” attorno al duca e nel cominciare a compiere dei giri sempre più stretti, si trasformarono in mostri orribili, dagli occhi felini e dotati di possenti artigli e denti aguzzi
Quasi impietrito, il Sergio provò orrore e terrore, ma, ad un tratto, reagì a quelle “arpie” spronando il suo cavallo e troncando di netto il braccio di uno dei mostri con un colpo di spada.
Grazie a questa improvvisa reazione, il malcapitato riuscì a fuggire.
Le sorprese, però, non erano finite.
All’ indomani, infatti, davanti al tempio fu trovato il braccio mozzato di una delle statue che lo ancora adornavano.
Ritenendo, dunque, che la zona fosse infestata da demoni, il Duca sorrentino decise di proporre la costruzione di una chiesa - sui resti dell’ edificio diroccato – dedicata a San Baccolo (patrono della città assieme a San Renato, San Valerio, Sant’ Attanasio e Sant’ Antonino).