La calma apparente dei vulcani presenti nel Golfo di Napoli, indurrebbe a pensare che si tratti di crateri ormai spenti. Ed, invece, sono ben tre le caldere che sono ancora in attività: quella del Monte Somma – Vesuvio, quella dei Campi Flegrei e quella dell’ Isola di Ischia.
E’ una particolarità questa che pochi conoscono e che, viceversa, può offrire lo spunto per un insolito tour.
In effetti l’ attività vulcanica dell’ area napoletana è connessa con i fenomeni “tettonici” che durante gli ultimi 7 milioni di anni, hanno determinato lo “stiramento” e la fatturazione della crosta terrestre in corrispondenza del bordo tirrenico della catena appenninica.
Da questo fenomeno è derivato una sorta di sprofondamento con la formazione di una zona depressa compresa tra il Monte Massico (a nord) e la Penisola Sorrentina (a sud) che ha preso il nome di graben (Fossa tettonica) della Piana Campana.
Proprio all’ interno di questa fossa si sono create le condizioni favorevoli alla risalita di magmi e lave.
Sebbene nella zona non si verifichino fenomeni eruttivi di rilevante significato, le bocche vulcaniche presenti (per l’ appunto quelli del Vesuvio, di Ischia e dei Campi Flegrei) sono ancora considerate attive.
Coloro che desiderano articolare un inconsueto tour che passi proprio per queste località può contattare l’ Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia (che a Napoli fa capo all’ Osservatorio Vesuviano) contattando il numero telefonico 081-6108111. In tal modo si potrà avere la certezza di rivolgersi ad una istituzione assolutamente autorevole.
L’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, infatti, promuove e svolge specifiche attività di ricerca nel campo della vulcanologia, delle discipline geofisiche e delle loro applicazioni. Tra le altre attività cui si dedica l’ ente, inoltre, figurano: lo studio dei fenomeni fisici e chimici precursori dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche, nonché dei metodi di valutazione del rischio sismico e vulcanico.