VILLA FIORENTINO I coniugi
Antonino Fiorentino e Lucia Cuomo, agli inizi degli Anni Trenta del secolo scorso, decisero di costruire una villa per la loro abitazione, ove potessero ricevere anche alcuni clienti della propria attività commerciale - fazzoletti con ricami particolari - ormai nota nel mondo e per la quale ricevevano la visita di clientela di grande prestigio.
Avendo acquistato l'area di circa 10.000 mq. in pieno
centro storico, compresa fra il
corso Italia e le mura antiche della città, si indirizzarono verso un tipo di edificio che avevano scelto sfogliando delle riviste americane. Ne affidarono l'incarico all'ing.
Almerico Gargiulo e nel 1935-36 la costruzione era ultimata.
La villa - che poteva godere di un'area antistante predisposta a giardino (con molte piante di rose) e la parte retrostante (con l'abitazione colonica inserita nelle mura antiche) rimasta ad agrumeto - fu arredata con grande gusto e con ricchezza di mobili di alto antiquariato. I coniugi Fiorentino vi vivevano utilizzando il primo piano ed il piano rialzato.
Durante la guerra ospitarono, in parte del primo piano il Soprintendente del
S.Carlo di Napoli (comm.Pasquale Di Costanzo) ed al secondo piano un'altra famiglia napoletana (uno stimatissimo odontoiatra, prof.De Luca). Dopo lo sbarco degli alleati, in alcune sale del piano rialzato, fu ospitato il
Town Major Civile, maggiore Richard Wellster. Per i suddetti motivi fu ospite del
comm.Di Costanzo il tenore
Beniamino Gigli che, per far piacere alla signora Fiorentino cantò '
"O sole mio" e
"Torna Surriento" (accompagnato da lei stessa al piano a mezza coda che era nel salone principale) e molti generali e personaggi angloamericani - fra i quali il gen.Clark (comandante della V Armata Americana) vi accedettero (ospiti dei coniugi Fiorentino).
Tra i clienti
dell'azienda commerciale "Handkerchief (che si trovava in via Luigi De Maio) i coniugi Fiorentino potettero elencare i
l card.Spellmann (di New York), l'ambasciatore USA a Roma
Clara Boothe Luce, il direttore della Metro Goldwin Mayer,
i coniugi Rockfeller e Vanderbilt, illustri industriali fra i quali Mr.Simpson.
Tutto il complesso edilizio fu lasciato in eredità alla
Città di Sorrento perché il giardino (agrumeto) venisse destinato a parco per i bambini sorrentino e la villa fosse utilizzata per iniziative culturali o museo; la prima destinazione perché Sorrento era sprovvista nella sua parte occidentale di un'area della quale le madri potessero usufruire per i propri figli, la seconda perché potesse contribuire ad elevare il turismo sorrentino sul piano culturale.
Inizialmente Antonino Fiorentino aveva intenzione di lasciare la villa al
Consolato Americano per gratitudine al popolo statunitense al quale doveva le sue fortune, ma l'intervento del nipote,
avv.Antonino Cuomo fece in modo che il tutto passasse al godimento della Città di Sorrento.
Secondo le disposizioni testamentarie il possesso del tutto sarebbe passato al Comune un anno dopo la morte della signora Cuomo, come avvenne.